Prende il nome dall’Accademia degli Astrusi di cui abbiamo notizie a partire dal 1678. Nel 1761 Cosimo Brunacci, direttore di una compagnia teatrale montalcinese, chiese al Consiglio degli accademici il permesso di far restaurare il teatro. Nel 1763 l’architetto chiancianese Leonardo De Vegni progettò il nuovo teatro dalle proporzioni eleganti. L’interno, ancora ben conservato, mostra la platea circondata dal portico inferiore di colonne trabeate e da due ordini di palchi. Fragile e leggera risulta essere la struttura del plafone, impreziosita da eleganti pitture ancora visibili. Il “cielo” è infatti ornato da un neoclassico Carro del Sole con Apollo circondato dalle nove Muse, affresco, ritenuto per decenni opera del pittore senese Giovanni Battista Marchetti – già collaboratore di Antonio Galli Bibbiena nella scena rococò del Teatro dei Rinnovati a Siena –, è stato recentemente ricondotto all’attività di Cesare Maffei, nella prima metà del 1800.









